Azienda

All’inizio degli anni ’90 contro la tendenza in voga nelle campagne di Tramonti da parte dei padroni, dei contadini, dei mezzadri e di molti giovani di abbandonare la terra, Alfonso Arpino decide di cominciare a realizzare un vecchio sogno, quello di coltivare la terra e, in particolare, la vite. Non è un contadino, ma è un appassionato di agricoltura: la rendita della terra gli ha permesso studiare e alla terra in qualche modo sente di dover restituire qualcosa. Va alla ricerca delle tradizioni rurali più vere e più tipiche, impara a fare l’agricoltore, ascoltando storie ed esperienze di vecchi contadini. Sceglie fin da subito di rispettare la terra e la natura, praticando agricoltura biologica.
Nasce così l’idea di costituire un’azienda agricola per condurre circa un ettaro di vigneto di famiglia, situato sulle pendici del “Monte di Grazia”, che ha dato poi nome all’azienda. Nel 1996, Alfonso ed Anna, sua moglie, acquistano in località Casina-Corsano, un vigneto, un castagneto, un bosco ceduo ed un rudere di un vecchio fabbricato rurale. Successivamente, quest’ultimo viene ristrutturato con i contributi del Fondo Europeo, partecipando al progetto “Patto verde” dei Monti Lattari”, ospitando al piano terra la cantina e al piano superiore una dimora tipica. Agli inizi degli anni 2000, acquistano anche il vigneto “Vignarella” di circa 3000 mq in località Torina- Gete. Nel frattempo, anche i vigneti, “Madonna del Carmine” e “Casa Mario”, di proprietà di famiglia, per anni in conduzione a mezzadri, vengono condotti in proprio.
La superficie vitata complessiva è di circa 27000 mq ed è costituita da 5 appezzamenti dislocati in zone diverse del territorio di Tramonti.
Oggi ad occuparsi a tempo pieno dell’Azienda sono i figli, ai quali Alfonso ha trasmesso la sua passione di fare il vino e l’amore per la terra.

Il territorio

Tutti i vigneti sono situati in Costiera Amalfitana a Tramonti, paese, il cui territorio è un insieme di tredici borgate, ognuna con la propria chiesa e piazza, sparse in una vallata di 24km2, circondata dai Monti Lattari. Molto caratteristici sono i colli che sorgono in vari punti della vallata e dividono il paese in più versanti, ognuno contraddistinto da un diverso “terroir”. Il libeccio e la brezza periodica proveniente dal mare mitigano in estate come in inverno il clima collinare, il vento del Nord provoca invece improvvisi cali di temperatura, creando un microclima unico per le colture, in particolare per la vite.
L’agricoltura, da sempre principale attività degli abitanti, ha modellato nel corso dei secoli le pendici delle montagne e dei colli, creando un paesaggio agricolo costituito principalmente da terrazzamenti con macere in pietra o con ciglioni inerbiti. Da secoli la vite, insieme al bosco, ai castagni e limoni, è la coltura principale. Nel dopoguerra, la morfologia del territorio è cambiata notevolmente: con l’abbandono della terra, terrazze di viti hanno dato posto a boschi selvatici, castagneti e oliveti nella parte medio-alta del paese, mentre nella parte bassa, più vicina al mare, le viti sono state rimpiazzate dai limoni.

I vigneti

La coltivazione dei vigneti segue regole antichissime. L’impianto delle viti è a raggiera atipica, secondo il metodo etrusco-romano ed è costituito da pali di castagno decorticati a mano ad inizio della primavera e fatti stagionare almeno un anno. Ai margini degli appezzamenti molto spesso sono poste ceppaie di castagno selvatico, da cui è possibile ricavare i pali per l’impianto, e di salice, i cui rami vengono tagliati e puliti (“ spulichiat” ) per la legatura. I rami più spessi, chiamati dialettalmente “torte”, legano la vite o più ceppi di viti al palo tutore; i rami più sottili (“saliciell”) legano i tralci, distribuiti a raggiera, ai pali posti orizzontalmente. Questo tipo di impianto richiede molta manodopera e ore di lavoro, soprattutto durante il periodo della potatura e legatura.

Molti ceppi sono antichi, ultracentenari, sopravvissuti alle epidemie di filossera e allevati a piede franco e si riproducono ancora per propaggine.

Ai lati delle terrazze sono posti fasci di sarmenti (prodotti della potatura dell’anno) legati con salice per fare da esca al tarlo, impedendogli così la deposizione delle uova sulle piante vecchie. A fine stagione le fascine vengono bruciate in modo da distruggere uova o stadi giovanili.
I terreni dei cinque appezzamenti sono costituiti da diversi tipi di terra, in alcuni si trova terra vulpegna, terreno argilloso, dal colore del manto della volpe e in altri terra “ turece “, mista di sabbia, cenere di origine vulcanica e lapillo.